“Alberi”, tutte e tutti allo spettacolo di Giovanni Storti e Stefano Mancuso
Tutto il team di Refe a Teatro per “Alberi” lo spettacolo di Giovanni Storti e Stefano Mancuso.
Uno spettacolo delicato, divertente e, allo stesso tempo, profondamente illuminante.
Illuminante perché parla di alberi per parlare di noi.
E, soprattutto, del nostro futuro.
Gli alberi non vivono mai davvero da soli.
Anche quando li vediamo isolati, sotto terra sono parte di reti fitte e invisibili.
Comunicano, si scambiano risorse, si avvertono dei pericoli.
Costruiscono comunità.
Comunità coese, capaci di sostenersi a vicenda.
Comunità in cui i più forti aiutano i più fragili, in cui chi ha accesso a più luce o più nutrimento lo condivide, perché sa che la sopravvivenza individuale dipende dalla salute del sistema nel suo insieme.
Gli alberi compongono gruppi non per “scelta ideologica”, ma per intelligenza evolutiva.
Hanno imparato che insieme si vive di più.
Che il futuro non è una corsa solitaria, ma una traiettoria condivisa.
Sanno che ogni sfida – una malattia, un cambiamento climatico, una ferita nel terreno – può essere affrontata solo se esiste una comunità capace di reagire, adattarsi, prendersi cura delle proprie parti vulnerabili.
In questo senso, gli alberi sanno benissimo che cosa sia la sostenibilità.
La praticano quotidianamente!
Sostenibilità significa capacità di durare nel tempo.
E nulla dura nel tempo se è isolato.
Durano le specie animali e vegetali che hanno sviluppato relazioni solide, sistemi di mutuo supporto, comunità capaci di cooperare.
Durano i sistemi che non consumano tutte le risorse subito, ma le rigenerano.
Durano le comunità che sanno comunicare, ascoltare, reagire insieme.
Guardando gli alberi, si capisce che la vera forza non è l’autosufficienza, ma l’interdipendenza.
Che la resilienza non nasce dalla competizione permanente, ma dalla capacità di sostenersi nei momenti di difficoltà.
Che il futuro appartiene a chi costruisce legami, non a chi si illude di farcela da solo.
Forse è anche per questo che questo spettacolo ci ha toccati così tanto.
Perché parla di alberi, sì.
Ma ci ricorda, con delicatezza e intelligenza, che anche noi – come individui, come organizzazioni, come comunità – possiamo durare solo se impariamo a prenderci cura gli uni degli altri.